Capitolo Quattro. Arthur Schopenhauer.
Introduzione. Un filosofo fra la nesis e l' epistme.
Proviamo a mettere in evidenza alcuni elementi del pensiero di
Schopenhauer partendo dalla sua polemica con i filosofi delle
universit.
La tesi centrale dell'opera Sulla filosofia delle universit  che
coloro che insegnano negli atenei universitari sono troppo
condizionati dal potere (Schopenhauer indicava la Chiesa e lo
Stato) e ci rende legittimo il sospetto che il loro filosofare
non avvenga in quelle condizioni di libert che sono
indispensabili alla filosofia. Il sospetto diventa particolarmente
legittimo quando i filosofi producono teorie ottimistiche, che
coinvolgono la situazione politica e sociale.
Schopenhauer considera l'ottimismo come una vera e propria truffa
intellettuale, una forma d'inganno. Egli per non condanna il
presente e il futuro in nome di un passato pi o meno idealizzato,
ma inserisce tutta la storia all'interno di categorie metafisiche,
che comprendono passato, presente e futuro e che possono
riassumersi nell'espressione Niente di nuovo sotto il sole, che
Schopenhauer trae dall' Ecclesiaste.
In opposizione alla cultura dominante, Schopenhauer recupera il
dogma del peccato originale, che considera una delle idee pi
profonde che l'umanit abbia mai prodotto e di cui trova ampia
conferma nella storia. La rivalutazione del peccato originale 
l'elemento decisivo della polemica con Leibniz sulla questione se
questo mondo debba considerarsi il migliore dei mondi possibili.
Gi Voltaire aveva ridicolizzato la dottrina di Leibniz, collegata
alla Provvidenza divina e alla teodicea, utilizzando contro di
essa un episodio tragico: il terremoto di Lisbona. In realt la
tesi di Leibniz possiede un'indubbia forza teoretica. Egli
sostiene che questo  il migliore dei mondi possibili non perch
sottovaluta la presenza del male, ma perch ritiene che il prezzo
che sarebbe stato necessario pagare per eliminare il male sarebbe
stato troppo alto: l'abolizione della libert e del bene (senza
libert non sarebbero infatti possibili n il bene n il male).
Schopenhauer, partendo proprio dal dogma del peccato originale di
fronte al quale la teoria leibniziana perde molta della sua forza,
arriva a definire questo mondo come il peggiore dei mondi
possibili. Il filosofo tedesco fa pi volte riferimento
all'Inferno di Dante, interpretato non come parto della fantasia
del poeta, ma come potente descrizione della reale situazione in
cui si svolge l'umana avventura (lettura 12 e  pagine 131 e 132).
Il suo pessimismo comunque non  affatto cos assoluto come pu
apparire. Il mondo sottomesso alla Volont  presentato sempre
negativamente e ci presuppone il rapporto con un valore positivo,
anche se sottinteso. Per questo la lettura della sua opera
fondamentale Il mondo come volont e rappresentazione non produce
affatto un senso di tristezza e di disperazione, ma piuttosto il
contrario, e non sorprende il fatto che la sua filosofia sia
apparsa a molti, come egli stesso affermava, una negazione della
negazione, ossia affermazione e non negazione (A. Schopenhauer,
Il mondo come volont e rappresentazione,  62), o anche come una
soteriologia.
Fondamentale nel pensiero di Schopenhauer  l'impegno teoretico
volto a contrastare l'assolutizzazione o comunque il primato della
ragione epistemica. Egli indica spesso questo modo di presentarsi
della ragione con l'espressione conoscere secondo il concetto, a
cui contrappone la ragione noetica, l'intuizione intellettuale, il
conoscere secondo l'idea. Il filosofo tedesco ritiene che solo
la ragione noetica  capace di superare quel velo di maya che
invece  un ostacolo insormontabile per le potenzialit della
ragione epistemica, la quale si muove all'interno di un orizzonte
chiuso ed illusorio, il mondo come rappresentazione. Egli inoltre
riprende la distinzione kantiana fra intelletto (Verstand) e
ragione (Vernunft) e usa espressioni suggestive come puro
soggetto della conoscenza e puro occhio del mondo per porsi al
di fuori degli schemi del razionalismo.
Un altro elemento importante del pensiero di Schopenhauer  la
rivalutazione della metafisica. Egli  convinto che la filosofia
possa essere soltanto metafisica e che le teorie filosofiche non
possano avere n conferme, n smentite dai fatti storici
contingenti. La vera filosofia non pu accontentarsi di un
discorso sulle possibilit della rivoluzione sociale, sulle
magnifiche sorti e progressive o su qualsiasi altro avvenimento
che si ponga sul piano fenomenico (anche se poi il filosofo cita
continuamente episodi tratti dalla storia a sostegno delle proprie
tesi). Soltanto ci che si presenta costantemente nel tempo e
nello spazio, pu dare indicazioni preziose per la filosofia. Lo
stesso vale per l'antropologia. Filosofici sono quei momenti della
vita umana che si ripresentano sempre e per tutti, come la
sofferenza e la morte, di fronte ai quali le risposte di tipo
storicistico appaiono illusorie.
In polemica con gli idealisti che intendono la filosofia come
storia della filosofia, Schopenhauer ritiene che il suo
pensiero, non il loro, risponda alle esigenze della filosofia, le
quali emergono ogni volta che l'uomo giunge ai vertici della
consapevolezza di s e di cui si possono cogliere le tracce
attraverso l'antica sapienza indiana, la Bibbia, i grandi filosofi
della Grecia, gli asceti cristiani medioevali, fino a Cartesio, a
Berkeley e a Kant@#@#..i
